"Un Paese è sviluppato non quando i poveri posseggono automobili, ma quando i ricchi usano mezzi pubblici e biciclette" Gustavo Petro, sindaco di Bogotà.
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La questione della pista sul marciapiede di Corso Italia sembra chiusa

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Ad inizio febbraio era uscita sulla stampa la notizia che il Comune di Genova aveva ottenuto un finanziamento regionale per una pista ciclabile sul marciapiede di Corso Italia costituita da corsia riservata a doppio senso di marcia. Si era scatenato un putiferio dove i più sembravano contrari a quella soluzione anche se in linea di massima molti sono favorevoli ad una percorrenza ciclistica nella strada ed lo stesso PUMS la prevede.

Per capire meglio come stavano le cose abbiamo approfittato dell'invito di Legambiente ad organizzare un incontro sul tema in occasione del Treno Verde. Noi come FIAB siamo intervenuti, assieme all'Assessore alla Mobilità del Comune di Genova Balleari, al Presidente del Municipio Medio Levante Vesco, all'architetto Dolmetta ed al Presidente di Legambiente Liguria Grammatico. Qui trovate l'intervento del nostro presidente sull'argomento.

Le cose su Corso Italia sono andate più o meno così:

Qualche anno fa era stato fatto dal Comune un progetto preliminare di pista su marciapiede senza però poi andare oltre. Il progetto era stato accantonato in un cassetto. Quando è recentemente venuto fuori che c'era un bando regionale per ciclabili ma ci voleva un progetto già pronto ed i termini per presentare la richiesta di finanziamento erano brucianti, il Comune riesumava questo di Corso Italia. Non aveva infatti nient'altro di pronto da presentare. La Regione Liguria accoglieva il progetto e gli assegnava un finanziamento di 160.000 euro circa.

Sembra però che nemmeno in Comune siano convinti che si tratti di un buon progetto e sperano che questi soldi si possano spendere per un altro progetto di ciclabilità maggiormente condiviso. 

Su Corso Italia sia l'Assessore che il Presidente del Municipio sembra non abbiano delle soluzioni immediate sul come fare. Vorrebbero infatti, com'è logico, scontentare il minor numero di persone possibili nella realizzazione della pista e sappiamo che in Corso Italia non è facile.

Invece l'architetto Dolmetta, estensore della Super 11, saprebbe come fare: il corso va totalmente stravolto e reso compatibile a quello che dovrebbe essere un moderno lungomare con ciclabile al posto del parcheggio lato mare e di quelle orrende panchine fioriere, trasferire gli alberi e le aiuole da centro strada al marciapiede restringendo la mezzeria, ecc. ecc. E' ovvio che per fare così ci vogliono tanti ma tanti soldi, altro che 160.000 euro.

Su di una cosa sono però tutti d'accordo, politici, architetto, ambientalisti, Corso Italia così com'è proprio non va e non si capisce come mai nel 1989 sia passato un progetto simile.

Ora che abbiamo tutti le idee un po' più chiare sull'argomento diciamo che se il Comune decide di spostare il progetto  su di un altro tratto, più razionale, ed iniziare a creare una rete ciclabile cittadina saremo tutti più contenti. Noi ad esempio suggeriamo di concentrarsi sulla parte iniziale della Super 11 a Sampierdarena o nel collegamento Borgo Incrociati Staglieno considerato che il Municipio Alta Val Bisagno investirà in una ciclabile di 3 km a monte di Staglieno. Tutti tratti della ciclovia Tirrenica.

Ci fa però immensamente piacere che stiamo tutti discutendo pacatamente di queste cose come una normale città europea. Cosa non del tutto scontata nella città del mugugno.

 

 

 

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